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BOMARZO
BOMARZO e il Sacro Bosco
di Massimo Agostini e Rita
Zengarini

Bomarzo, in provincia di Viterbo, è
situata tra le pendici nord-orientali dei Monti Cimini e l'ampia vallata del
Tevere, in un territorio ancor oggi incontaminato e ricco di vegetazione; è
conosciuta per la presenza nel suo territorio del "Parco dei Mostri"
definito anche "Sacro Bosco".
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Cedan Memphi e
quant'altra meraviglia ch'ebbe già il mondo
in pregio al
Sacro Bosco che sol a se stesso e a null'altro assomiglia.
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Il Giardino non teme confronti con
alcuna meraviglia del passato ed accoglie il visitatore con questa iscrizione,
per introdurlo in un percorso sorprendente e profondo.
Il Sacro Bosco è situato nella Villa
delle Meraviglie, sorta nel 1552 per volontà del Principe Pier Francesco Orsini
detto Vicino, che volle dedicarla alla memoria della moglie Giulia Farnese.
A un chilometro circa dal piccolo
paese di Bomarzo un paesaggio a terrazzamenti naturali accoglie, immerse nella
ricca e selvaggia vegetazione, un inquietante rincorrersi di gigantesche e
lussureggianti sculture, originali nella disposizione e nelle dimensioni.
Il progetto del grande architetto
Pirro Ligorio, che dopo la morte di Michelangelo fu chiamato a lavorare in San
Pietro, si ispirò all'idea dell'amore imperituro.
Unendo miti di varie culture, realizzò
un percorso iniziatico per condurre l'adepto al punto di congiunzione tra cielo
e terra, morte e rinascita.
Varcato l'arco merlato d'ingresso al
giardino, il visitatore, per nulla presago di ciò che l'attende, viene immerso
in un mondo fantastico popolato da sfingi, elefanti, mostri giganteschi,
draghi,orchi, che incutono timore e sorpresa.
Gl'idoli e i mostri che abitano il
Giardino di Bomarzo fanno presagire che la Villa delle Meraviglie debba entrare
a pieno diritto nell'antologia delle "Dimore Filosofali" dell'Italia
Rinascimentale, tra cui vogliamo ricordare la Villa del Balì di Saltara, nelle Marche.
LE
SFINGI

di Massimo Agostini e Rita
Zengarini
Appena
entrato nel parco il visitatore incontra le sfingi, simboli sacri della
sapienza esoterica: terribili guardiani della soglia proibita posta al
confine tra i mondi.
Esse vegliano sull'eterno
divenire dall'origine del tutto, quando dall'uno indifferenziato sorse la
collina primordiale e su di essa spuntò l'albero della vita.
La
fierezza dello sguardo imperscrutabile è l'espressione della soddisfatta
certezza di chi è appagato dalla conoscenza della verità assoluta, ma la
posizione accasciata sulla pietra, a cui le sfingi aderiscono con tutto
il corpo, è monito dell'attaccamento del corpo fisico alla terra, della
necessità di liberarsi dai pesanti metalli del mondo profano.
E'
tradizione considerare la sfinge anche come simbolo di un enigma e il richiamo
al mito di Edipo è inevitabile. Il leone dal viso di donna pone domande
all'adepto per saggiarne la preparazione.
Saturno -
Giano - Fauno - Evandro
di Massimo
Agostini e Rita Zengarini
Non a caso dopo le sfingi si incontra
Saturno che volle detronizzare il padre Urano, quasi precursore del mito di
Edipo che uccise il padre e sposò la madre Giocasta. Spesso associato a Giano, Saturno richiama l'Età dell'Oro: eroe positivo e
maestro di civiltà che, rubando segreti agli dei, insegna agli uomini la
coltivazione dei campi. Così il rimando a Prometeo e al dio Thot egizio unifica
in un originale sincretismo mitologico le rappresentazioni immaginifiche delle
culture che ci hanno preceduto.
Giano, il re che accolse Saturno a
Roma, simbolo bifronte dell'ambiguità, rappresenta al contempo la giustizia e
l'arte di sottrarsi ad essa. Come nell'Arte Sacra, l'Alchimia, il dualismo tra
bene e male ingenera l'embrione nell'uovo alchemico, l'Androgino, simbolo
dell'inevitabile doppiezza umana, di colui che sa e dell'astuzia che adopera
per sfuggire alla propria rettifica. Colui che sceglie la via dei metalli e la
pesantezza del piombo segue la strada del Fauno. Colui che invece persegue con
rigore l'opera ottiene l'Evandro.
La triplice Ecate dea dei crocicchi, insieme divinità dei parti e dei fantasmi, ambiguamente
presiede alla morte, spettro triforme che unisce i tre momenti dell'esistenza:
nascita, vita, morte.
Proteo-Glauco
di Massimo Agostini e Rita Zengarini
La vita comincia nell'acqua e Proteo,
figlio di Nettuno, è il Dio che dall'acqua nasce per involarsi ad assumere
tutte le forme vitali. Il Proteo del Sacro Bosco è circonfuso da ali di
farfalla a simboleggiare il passaggio dall'acqua all'aria.
Passaggio forzato che ogni iniziato
deve compiere come Glauco, povero pescatore che bevve una magica pozione.
La testa del dio proteiforme sorregge
il mondo, a sua volta sormontato dal castello degli Orsini, che, gens iniziata,
dominano la vita e guidano il percorso di chi ancora deve affrontare la
purificazione dell'acqua.
Il
Sacro Bosco di Bomarzo
Mausoleo
Una tomba accoglie a questo punto il
visitatore, sempre più sconcertato. Gli ricorda che il Bosco è un luogo a
contatto con i morti, un luogo pericoloso da cui può ancora fuggire.
Nel blocco di pietra una ninfa addenta
una melagrana, fallace simbolo di fertilità. E' un frutto vietato all'iniziato,
perché rimanda ai piaceri carnali, al gusto della vita terrena. Aver addentato
una melagrana costò a Proserpina la perdita della luce del sole e la condanna
alle ombre dell'Ade.
Le Ninfe allevano gli eroi, vivono
nelle caverne, ovvero nella parte più recondita e temibile dell'uomo, nel luogo
dove morte e rinascita governano il divenire dell'essere iniziato.
Esse assistono quindi la nascita del
nuovo eroe.
Il Sacro
Bosco di Bomarzo
Lotta fra Giganti - Ercole e Caco
di Massimo Agostini e Rita Zengarini
Eccoci giunti al possente
complesso della lotta fra Giganti, tra cui spicca la statua di Ercole che
squarcia Caco.
Siano arrivati, attraverso le asperità
e i dislivelli naturali del terreno, ad un punto di grande speranza: nella
lotta ciclopica tra il bene e il male, questo può essere sconfitto da un eroe.
Ercole è l'immagine della forza umana
che, congiunta con un afflato divino, ha la meglio sulle energie ctonie (Caco):
ogni uomo che vuol combattere il male deve avere in sé lo spirito del semidio.
La collocazione del gruppo
marmoreo accanto ad un ruscello indica la necessità della purificazione
dell'acqua dopo il contatto con il male.
La strada iniziatica ha condotto il
profano a visitare le forze oscure del male poste dentro il sé più intimo.
Visita interiora terrae
rettificandoque invenies occultum lapidem (V.I.T.R.I.O.L.) ammonisce un
antico motto.
Il sofferto superamento delle prove
porta l'eroe all'immortalità.
Tartaruga - Donna - Balena
di Massimo Agostini e Rita Zengarini
Il gruppo scultoreo consiste in un
enorme macigno raffigurante una balena, che ha sopra una tartaruga, il guscio
della quale regge la donna alata.
La balena, simulacro di un mostro
preistorico come il Leviatano, corrisponde al rito di iniziazione di morte e
rinascita: entrare nel ventre del mostro ed uscirne incolumi significa aver
superato la prova dell'introspezione (V.I.T.R.I.O.L.).
La tartaruga, simbolo di stabilità e
di longevità, con il carapace convesso in superficie e piatto sul ventre,
rappresenta l'unione tra la terra e il cielo. Il gruppo scultoreo è infatti il
passaggio verso la purificazione dell'aria e la donna alata è l'apice di questa
trasformazione.
Le ali e la lira, ricavata per la
prima volta da un guscio di tartaruga, sono inequivocabili simulacri di Ermes,
il dio messaggero che metteva in comunicazione gli dei con i mortali.
Il
gruppo balena - tartaruga - donna è quindi segno di passaggio e di spinta verso
l'immortalità.
Il Sacro
Bosco di Bomarzo
Pegaso
di Massimo Agostini e Rita Zengarini
Pegaso percuote con lo zoccolo la
roccia e ne fa scaturire l'acqua, con le ali s'invola verso il cielo. E'
simbolo della passionalità e dell'impetuosità istintiva del cavallo, dominate
dalla volontà spirituale dell'uomo rappresentata dalle ali.
E' grazie al cavallo alato, figlio di
Gorgone e di Nettuno, Che Bellerofonte sconfigge la Chimera.
Ancora una volta nel "Bosco
Sacro" una statua invoca la necessità di abbandonare il richiamo terreno
per mirare all'alto.
Il
Sacro Bosco di Bomarzo
Ninfeo
di Massimo Agostini e Rita Zengarini
Nel Ninfeo sono accolte le tre Grazie,
sorelle delle Muse, delle Stagioni e delle Ore.
Rappresentazioni della purezza, hanno
ai loro piedi due tritoni, due leoni e al loro fianco una fontana con due
delfini.
Il Tritone e il Delfino, animali
legati all'acqua, sono simulacri della trasformazione e della salvezza. In
particolare i delfini, trasportando Arione sul loro dorso, lo salvarono dai
marinai che si preparavano ad ucciderlo.
I tritoni e i delfini, come la
salamandra e la fenice, sono simboli di rigenerazione.
Il leone, simulacro di forza,
immagine di vitalità solare, incarna l'onnipotenza e la fierezza.
E' probabile che i simboli di purezza
e di rigenerazione, accanto al significato iniziatico, possano richiamare alla
durevolezza del potere degli Orsini.
Citazione da :http://art.supereva.it/luoghidelmistero/index.htm?p
VILLA
PALOMBARA
tratto da un lavoro di Alberto
Canfarini pubblicato in VIDYA, anno XXX n° 2, Febbraio 2002. VIDYA è un periodico che con i suoi
scritti si riallaccia alla Philosophia perennis o Metafisica
tradizionale il cui intento è essenzialmente realizzativo.
La Porta Ermetica fu costruita nel 1655 dal Marchese Massimiliano di
Palombara, senatore di Roma, uomo dedito alle scienze esoteriche, amico della
Regina Cristina di Svezia.
Tra gli ospiti che frequentarono villa Palombara, due meritano la nostra
attenzione: il Pellegrino e il filosofo ermetico Borri. Il primo vi dimorò per
una notte, ma prima di scomparire, lasciò nel crogiuolo oro purissimo,
frutto di una trasmutazione alchemica, e una carta con degli enigmi
tracciati. Si narra che proprio tali simboli vennero riportati nella porta. Il
Borri ritenuto da molti abile terapeuta, ma da altri un ciarlatano, ebbe una
vita avventurosa al pari di Cagliostro. Dopo viaggi e peripezie, riuscì a
lavorare in un laboratorio alchemico installato a Castel S.Angelo, ove morì per
febbri miasmatiche nel 1695.
Per studiare la porta ermetica è necessario possedere conoscenze alchemiche.
L'alchimia è "scienza" totalmente ermetica, nessun filosofo ha mai
parlato chiaro in proposito e ogni scritto è stato una ri-velazione del mistero.
I due "BES", che solo più tardi, e non a caso, furono posti ai
lati della porta, rappresentano i guardiani che impediscono l'ingresso nel
giardino magico.
Al centro del medaglione circolare che poggia sullo stipite della porta
troviamo l'epigrafe:
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Tria sunt mirabilia deus et homo mater et virgo trinus et
unus
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Tre
sono i misteri: Dio e Uomo, madre e vergine, trino e uno.
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Molte sono le triadi a cui la scritta può alludere:
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padre - madre - figlio
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spirito - anima - corpo
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zolfo - mercurio - sale
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sole - luna - oro
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Osiride - Iside - Horus
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Per intraprendere un viaggio iniziatico è
necessaria una guida, nella Divina Commedia Dante è guidato da Virgilio, in
alchimia è necessario un intervento extra umano, nelle " Nozze
Chimiche" di Rosenkreutz si parla di un magnete, una bussola per non
perdere la Via.
Dentro la cornice del medaglione vi sono due triangoli equilateri
sovrapposti che formano una stella a sei punte, il Sigillo di Salomone, sublime
rappresentazione dell'unione dei contrari.
Nel linguaggio alchemico il triangolo con il vertice verso il basso
rappresenta: l'acqua, il principio femminile, l'argento, la luna. Il triangolo con il vertice verso l'alto rappresenta: il fuoco, il principio maschile,
l'oro, il sole.
L'unione dei contrari è simbolo del superamento del duale, che porta l'uomo
ad un perfetto equilibrio interiore. Infatti Salomone veniva chiamato
"Sapiente".
Sovrapposto all'esagramma si trova un cerchio sormontato da una croce: il
globo del mondo. Dentro il cerchio si legge:
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Centrum
in trigono centri
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Il centro è nel triangolo
centrale
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Il fondamento di tutto sta nella trinità.
Infine un piccolo circolo con un punto al centro, situato all'interno del
globo del mondo, è l'ultimo simbolo che troviamo sullo stipite: il principio
generatore e la cosa generata, Dio e la Creazione, il simbolo aureo.
Nell'architrave della porta si trovano due epigrafi. La prima:
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Ruach
Elohim
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Spirito
Vitale
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Lo Spirito Santo o Respiro di Dio di cui si dice che "spira dove
vuole". In alchimia si può rapportare al mercurio, il figlio del sole e
della luna, che gli ermetici chiamano androgino o rebis.
La seconda epigrafe recita:
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Horti magici ingressum hesperius custodit draco
et sine alcide colchicas delicias non gustasset Jason
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Il drago della notte custodisce l'ingresso del giardino
magico
e senza Alcide Giasone non avrebbe gustato le delizie
della Colchide
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Giasone, l'uomo da un sandalo solo, sta ricevendo l'iniziazione
e non potrebbe arrivare all'oro della sapienza se non sarà sorretto dalla
volontà inesorabile rappresentata da Ercole, che gli farà sconfiggere il
dragone.
L'ingresso al giardino dell'Esperidi è ostacolato da una barriera: le
passioni terrene, rappresentate dal drago; solo l'uccisione del drago permette
all'uomo di ritrovare la sua vera natura immortale.
Sullo stipite sinistro, in alto, troviamo il simbolo di Saturno, il PIOMBO,
primo regime dell'opera, e accanto la scritta:
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Quando in tua domo nigri corvi
parturiente albas columbas tunc vocaberis sapiens
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Quando nella tua casa i neri corvi partoriranno bianche
colombe
allora sarai chiamato sapiente
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Il piombo è nero, il cadavere del dragone, il Re nero che deve essere cotto,
secondo Rosenkreutz, per far nascere l'uccello miracoloso. E' la Fenice che
rinasce dalle sue ceneri, il Cristo risorto, la colomba inviata da Noè a
cercare la terra dopo il diluvio.
Siamo all'opera al nero, la discesa agli inferi, la soluzione della
solidificazione del passato, lo scioglimento dai vincoli di ciò che non si
è.
Così Orfeo deve scavare nella sua subcoscienza per riprendere Euridice e
riportarle alla luce del sole, ricomporla nel conscio. L'insegnamento MASSONICO
nel suo gergo estremamente sintetico dice: "SCAVARE
OSCURE PRIGIONI ALLE PASSIONI, AI VIZI"
Sullo stipite destro, in alto, c'è il simbolo di Giove, lo STAGNO,
e sotto l'epigrafe:
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Diameter spherae thau circuli crux orbis
non orbis prosunt
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Il diametro della sfera il tau del cerchio la croce
dell'orbita
non giovano ai ciechi.
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Il grigio dello stagno rappresenta un graduale passaggio dal nero al bianco,
mentre la scritta ricorda che la comprensione dei simboli alchemici è riservata
a chi ha sviluppato la capacità di vedere.
In alcuni testi di alchimia la sfera tagliata dal diametro, il tau e la
croce greca dentro ad un cerchio rappresentano la vitalità cosmica, mentre le
due semisfere indicano i due stati dell'essenza: il volatile o spirituale e il
fisso o materiale.
Sullo stipite sinistro, in mezzo, si trova il simbolo di Marte, il FERRO, e sotto l'epigrafe:
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Qui scit comburere aqua et lavare igne
facit de terra coelum et de coelo terram pretiosam
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Chi sa bruciare con l'acqua e lavare con il fuoco
fa della terra un cielo e del cielo una terra preziosa.
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Il copro (SALE) passa ad uno stato sottile vicino a quello aeriforme e lo
Spirito (ZOLFO), unendosi al sale, muta in sostanza sublimata, terra preziosa.
Il fuoco è l'elemento essenziale dell'opera: I.N.R.I.
(Igne Natura Renovatur Integra --> la Natura Intera è Rinnovata dal Fuoco).
Il Pantano dice che "l'errore di tutta codesta arte è il non trovare il
fuoco che converta tutta la materia in vera pietra filosofale" e RAPHAEL:
"solo la potenza del Fuoco può trascendere il fantasma dispersivo del
fuoco."
Sullo stipite destro, in mezzo, troviamo il simbolo di Venere, il RAME,
e più sotto l'iscrizione:
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Si feceris volare terram super caput tuum
eius pennis aquas torrentium convertes in petram
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Se avrai fatto volare la terra sopra la tua testa
con le sue penne tramuterai le acque dei torrenti in
pietra.
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In questo stadio si fanno volatilizzare lo zolfo, il mercurio
e il sale, racchiusi nell'UOVO FILOSOFICO, e il vapore (LE PENNE) farà
convertire tutti i metalli in ARGENTO.
In questa fase l'uomo tripartito in SPIRITO, ANIMA, CORPO (ZOLFO - MERCURIO - SALE) deve compiere la
separazione del MERCURIO dal SALE e procedere verso le NOZZE CHIMICHE.
Sullo stipite sinistro, in basso, si trova il simbolo di Mercurio, ARGENTO
VIVO, e l'epigrafe:
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Azot et ignis dealbando latonam
veniet sine veste Diana
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Tramite la purificazione di Latona da parte dell'azoto
e del Fuoco
apparirà Diana senza veste.
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La purificazione della materia filosofale la comparsa dell'argento, ossia la
parte nuda, il puro fermento argentidfero, DIANA, la LUNA.
La purificazione è la condizione sine qua non per procedere verso la realizzazione
finale della GRANDE OPERA. Il mito
della morte e rinascita è un'esperienza che coinvolge, più che il semplice
motivo, lo stato coscienziale più profondo: se il neofita non è pronto perché
manca di fuoco, l'evento rappresentato non può dare gli effetti dovuti.
Sullo stipite destro, in basso, vi è il simbolo del Sole, l'ORO,
e più sotto l'epigrafe:
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Filius noster mortuus vivit
rex ab igne redit et coniugio gaudet occulto
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Il figlio nostro
morto vive
torna re dal fuoco e gode delle nozze occulte.
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L'ARGENTO, figlio dell'alchimista, dopo essere morto e aver abbandonato le
scorie, rivive, diventando ORO.
E' ancora la Fenice che risorge dalle sue ceneri, il cristo che sale al
cielo dopo essere sceso all'inferno. E' il solvet
e coagula degli alchimisti, il sciogliere e legare dei
cristiani, la morte del Re Nero.
Le nozze hanno prodotto una Pietra di stabilità infinita, il REBIS è diventato una cosa unica, non
ulteriormente separabile.
Se per un accidente siamo precipitati nel non essere, è nostro dovere
ridare le ali all'anima.
Sulla soglia della porta appare il motto:
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Si sedes non is
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Se siedi non procedi.
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La frase può essere letta anche da destra a sinistra, SE NON SIEDI PROCEDI,
ed è una vera istruzione operativa, la condizione senza la quale ogni speranza
di aprire la porta del giardino magico diventa illusione.
Sul gradino compare l'epigrafe:
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Est opus occultam veri sophi
aperire terram ut germinet salutem pro populo
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E' opera occulta del vero saggio
aprire la terra perché germini la salvezza per il popolo.
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La terra è nutrice e ricettacolo del Telesma.
la stessa del V.I.T.R.I.O.L. (Visita Interiora Terrae Rectificandoque Invenies Occultam Lapidem).
Chi ha sufficiente conoscenza, derivante da una strada realmente percorsa e
non da cultura libresca, dona ai suoi adepti quel fuoco sacro che è nascosto
nel cuore di ogni uomo
Citazione
da : http://art.supereva.it/luoghidelmistero/index.htm?p
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